Il recupero crediti è una delle situazioni più comuni per molte imprese: si lavora, si emette fattura, si sollecita… e poi il pagamento non arriva.
Spesso, quando il credito è documentato (contratto, fattura, comunicazioni), si pensa a un percorso lineare: diffida e, se necessario, decreto ingiuntivo. Nella pratica, però, può succedere qualcosa che cambia completamente lo scenario: un contratto scritto male o un “dettaglio” inserito senza valutarne le conseguenze.
Uno di questi dettagli è la clausola arbitrale.
La clausola arbitrale è la previsione contrattuale con cui le parti stabiliscono che, in caso di controversia, non si andrà davanti al giudice ordinario (Tribunale o Giudice di Pace), ma si dovrà ricorrere a un arbitrato, cioè a uno o più arbitri che decidono la controversia.
È una scelta possibile e legittima. Il punto è che l’arbitrato, nella maggior parte dei casi, comporta:
Per questo va inserito solo quando ha senso, e soprattutto va scritto bene.
Di recente l’Avv. Sara Baresi ha seguito un caso molto comune: una società che lavora in ambito servizi finanziari/consulenza aveva un credito di qualche migliaio di euro verso un cliente, maturato sulla base di un compenso concordato in percentuale su un’attività andata a buon fine.
Il cliente non pagava, nonostante solleciti e tentativi bonari. L’idea iniziale era procedere con una strada semplice (diffida e possibile decreto ingiuntivo), anche perché l’importo era contenuto.
Prima di avviare l’azione, però, è stato controllato il contratto. Ed è emerso il problema: una clausola arbitrale inserita in modo generico, con indicazioni incomplete e poco chiare (ad esempio sul tipo di arbitrato, sulle regole applicabili, sull’organo competente o sulle modalità di nomina degli arbitri).
Risultato concreto: un recupero credito che poteva essere gestito in modo relativamente snello rischiava di trasformarsi in un percorso più oneroso e più difficile da giustificare rispetto all’importo da recuperare.
Il punto non era “il diritto” (che c’era), ma quanto costa farlo valere quando il contratto ti obbliga a una strada più complessa.
Quando una clausola arbitrale è formulata male, possono nascere tre difficoltà pratiche:
1) Ti impedisce di andare subito dal giudice
Se l’arbitrato è previsto come via esclusiva, non puoi scegliere il tribunale “per comodità”. Devi seguire quanto scritto.
2) Aumenta l’incertezza procedurale
Se non è chiaro quale arbitrato applicare o quali regole seguire, prima ancora di discutere il merito devi capire come procedere.
3) Rende sproporzionato il recupero
Su crediti bassi o medi, i costi dell’arbitrato possono diventare un ostacolo reale: si arriva a chiedersi se convenga agire oppure no.
Questo tipo di problema nasce quasi sempre da contratti costruiti con fac-simili, copia-incolla o modelli non adattati. Gli errori più frequenti sono:
Lo Studio Legale Baresi, con l’Avv. Sara Baresi, affianca imprese e professionisti in:
Spesso basta una revisione mirata per evitare che, domani, un credito “semplice” diventi un percorso complicato.
Prima di inserire (o accettare) una clausola arbitrale in un contratto, verifica sempre: